Venezia porta d’Oriente

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Alla scoperta di Venezia:

Puntata di Potere e Bellezza: la Repubblica di Venezia

Su Rai Play (necessita accesso gratuito con credenziali) Viaggio tra i tesori del Canal Grande

Il tempo e la storia Gengis Khan

Il tempo e la storia I viaggi di Marco Polo 

Venezia porta verso l’Oriente  (serie conferenze, selezionare Barbero)

 

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Verso il 1900

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Oltre al processo di Unità d’Italia altri importanti avvenimenti segnarono la fine del XIX° secolo, tra questi:

La Guerra di Secessione americana (1861-65)

L’Unificazione tedesca 1871

La Comune di Parigi (1870-71)

L’età vittoriana 5′

Dividete la classe in 3 gruppi e realizzate un approfondimento con presentazione sui seguenti temi (a partire dalla lettura delle pp. 39-43 del nuovo libro Tempi e Culture 3):

  • Giappone
  • Russia
  • Stati Uniti

 

Il nome della Rosa

Video intervista a Umberto Eco 

Il nome della rosa.: ECO, Umbertohttp://www.raistoria.rai.it/embed/umberto-eco-sulla-sua-vittoria-allo-strega/5892/default.aspx

La leggendaria seconda parte della Poetica di Aristotele, che avrebbe trattato della commedia e del piacere del riso, è l’oggetto oscuro del desiderio e della micidiale contesa tra i personaggi de Il nome della rosa, il più celebre dei libri di Umberto Eco, scomparso il 19 febbraio del 2016 a Milano.

La storia si svolge sul finire del 1327. Guglielmo da Baskerville, frate francescano inglese, discepolo di Bacone e amico di Ockham, viene inviato in missione diplomatica in un monastero benedettino dell’Italia settentrionale, con l’obiettivo di tentare di dirimere la controversia religiosa tra francescani spirituali e la Chiesa d’Avignone. Lì si imbatte in una serie di misteriosi omicidi, di cui, nonostante gli impedimenti delle autorità del monastero, cercherà di scoprire il colpevole. Non cederà alla spiegazione soprannaturale del castigo divino, ricercando attraverso degli indizi empirici un assassino in carne e ossa.

Guglielmo è l’investigatore di questa detective story ambientata nel Medioevo, il narratore, invece, è il suo aiutante Adso da Melk, un novizio benedettino, che dopo alcune decadi, ormai vecchio, torna sui luoghi del delitto e delle imprese intellettuali del Maestro, raccoglie alcuni lacerti della biblioteca incenerita e li ricompone, tentando con quel gesto e con l’atto della scrittura di recuperare, da una parte, un brano di civiltà perduto per sempre e, dall’altro, il vissuto di quei giorni così importanti per la sua formazione di uomo.

L’autore gioca con i nomi dei protagonisti, con i generi letterari e con fondamentali libri del canone occidentale che ha molto amato, per consegnarci la storia di uno Sherlock Holmes in saio, catapultato nell’Italia medievale delle lotte politiche tra Papato e Impero, delle dispute filosofiche sulla povertà di Cristo e dei conflitti religiosi tra Chiesa e correnti religiose non ortodosse.

tratto da Libri in classe: Il nome della Rosa

Puntata visibile gratuitamente su Rai Play tramite registrazione

Come pensava un uomo del  Medioevo? Il frate Salimbene da Parma di A.Barbero (Festival della Mente)

Puntata di Il tempo e la Storia dedicata al Monachesimo con A. Barbero

Moni Ovadia Legge Il nome della Rosa (accesso gratuito a Rai Play tramite registrazione)

Dal romanzo è stato tratto l’omonimo film nel 1986, affidato alla regia di Jean-Jacques Annaud, con Sean Connery nei panni di Guglielmo e Christian Slater nel ruolo di Adso.

Il nome della rosa cast e location

Buona parte delle riprese interne de Il nome della rosa si sono svolte dentro l’abbazia cistercense di Eberbach a Eltville am Rhein in Assia (Germania).

L'abbazia di Eberbach

Mappa della biblioteca che si ispira, nella forma, alla regolarità di Castel del Monte, celebre fortezza voluta da Federico II

Spezzoni film https://www.youtube.com/watch?v=pEEPs4AZkd8

FILOSOFIA

Insegnare la filosofia medioevale a partire dal Nome della Rosa

Intervista di Umberto Eco a Eco della Storia http://www.filosofia.rai.it/articoli-programma/eco-della-storia-incontra-umberto-eco/29137/default.aspx

Umberto Eco: a scuola di tolleranza http://www.filosofia.rai.it/articoli/umberto-eco-a-scuola-di-tolleranza/5876/default.aspx

Serie di Video Rai su Umberto Eco http://www.filosofia.rai.it/speciale/speciale-umberto-eco/1375/-1/default.aspx

Giorno del Ricordo

Il confine orientale: una storia rimossa

Il fascismo antislavo di S. Barontini

Gli Slavi nella stampa fascista a Trieste (1921-1922) di A.Martella

La commissione “restituì” d’ufficio oltre duemila cognomi e i criteri segui-ti furono abbastanza semplici: si andava da una rettifica della grafia (ad esem-pio, Franceskin
in Franceschini, Vekjet  in Vecchiet) o con soppressione dei suffissi -ich, -cich, -vich (ad esempio, Benedettich in Benedetti, Valencich in Valenti, Francovich in Franco), per arrivare a vere e proprie traduzioni, come è il ca-so esemplare di Vodopivec  che diventa Bevilacqua. (p.315)

VIDEO Puntata di Il tempo e la storia sulle Le Foibe con il prof. Raoul Pupo
VIDEO Puntata di Il tempo e la storia Porzus, l’eccidio con il prof. Raoul Pupo
VIDEO Puntata di Il tempo e la storia Foibe il giorno del ricordo con il prof.  Ernesto Galli della Loggia
VIDEO MEJA- Guerre di confine 4 episodi tratti da un documentario, inedito in Italia, presentato ai Festival di Pessac e Biarritzin Francia e Bra nel Montenegro. La dolorosa storia del confine orientale d’Italia (episodi 2, 3 e 4)
Didattica della storia: intervista al prof. Raoul Pupo
BIBLIOGRAFIA
Il lungo esodo di Raoul Pupo

L’Encyclopédie, ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers

 

 

Encyclopedie_de_D'Alembert_et_Diderot_-_Premiere_Page_-_ENC_1-NA5

Analizza il frontespizio del primo tomo:

  1. Quale progetto emerge dalla scelta del titolo e del sottotitolo?
  2. Chi sono i curatori? A quali istituzioni appartengono?
  3. Cosa indicano i versi di Orazio: ”  Tantùm series juncturaque pollet, / Tantùm de medio sumptis accedit honoris!”?
  4. Quali simboli vengono utilizzati nell’illustrazione?
  5. In che anno e con quale approvazione venne pubblicata?

Leggi parte della PREFAZIONE 

Consulta le tavole  della voce relativa alla tessitura della seta (SOIERIE). Per una introduzione in italiano:  https://www.luigi-bevilacqua.com/la-tessitura-secondo-diderot-e-dalembert/

  1. Che tipologia di immagini vengono realizzate?
  2. Secondo te a quale pubblico è rivolta questa pubblicazione?

Consulta le versioni digitalizzate disponibili in rete e scegli una voce o una tavola da presentare alla classe:

  1. The ARTFL Encyclopédie Project dell’Università di Chigago URL http://encyclopedie.uchicago.edu/node/176
  2. Wikisource URL: <http://fr.wikisource.org/wiki/L%E2%80%99Encyclop%C3%A9die>
  3. Tavole illustrate http://visualiseur.bnf.fr/Visualiseur?Destination=Gallica&O=IFN-2100119
  4. Voce: Autorità politica

Lo sport e la shoah. Propaganda, rimozione, persecuzione

L'immagine può contenere: una o più persone e sMS

Continuano le attività e le proposte dedicate al #giornodellamemoria.
Mercoledì 7 febbraio alle 16.30 presso il  Museo Ebraico di Venezia si terrà l’incontro “Lo sport e la shoah. Propaganda, rimozione, persecuzione” a cui parteciperanno Giovanni A. Cerutti, Adam Smulevich e David Salvadori.

L’evento è gratuito a entrata libera.

In collaborazione con la Comunità Ebraica di Venezia, con il patrocinio del Consiglio d’Europa Ufficio Venezia.

 

L’anima delle macchine

Lunedì 15 incontreremo presso la nostra scuola il prof. Paolo Gallina autore del libro “L’anima delle macchine” vincitore della decima edizione del premio Galileo per la divulgazione scientifica

L'anima delle macchine

Questo saggio ruota attorno a un’ipotesi impopolare: abbiamo bisogno di macchine e tecnologia come di amore e ossigeno. L’au­tore dà corpo alla tesi descrivendo sia gli aspetti tecnologici delle macchine, che tendono a diventare sempre più «simili all’uomo», sia il rapporto emotivo dell’uomo con la macchina.
Forte di un’attiva ricerca sul campo, l’autore mescola con irriverenza ed equilibrio casi scientifici a esperienze quotidiane di vita domestica, fornendo un quadro insospettato e convincente della nostra dipendenza tecnologica. Per raggiungere ta­le scopo, adotta uno stile semplice e lineare, a trat­ti divertente, condito di molti esempi, come «la tortura di una for­mi­ca», «i fumetti manga» e la «ricerca della felicità». Alla fine di questo viaggio scientifico, il lettore arriverà a comprendere i meccani­­smi consci e inconsci con cui la mente uma­na si adatta ai robot, ai prodotti digitali e agli innumerevoli sistemi di real­tà virtuale che il genere umano ha costruito attorno a sé.

 

Paro: il piccolo di foca

Mario sedeva sopra il letto, le gambe piegate. Si reggeva sugli stinchi nudi. Muoveva le dita dei piedi come se non avesse potuto muovere altro. Ma non era paralizzato. Era solo rassegnato.
Le labbra si aprirono, le tempie scavate si tesero e gli occhi fissarono il muro di intonaco. Un lamento continuo iniziò a uscirgli di bocca. Dava l’idea di poter durare in eterno.
Gli infermieri sapevano per esperienza che sarebbe potuto durare anche un’ora. Un’ora eterna.
Nessuno sapeva cosa avveniva dentro la mente di Mario. Da anni la linfa vitale che permette a tutti noi di dare un senso alla vita aveva iniziato ad andarsene dal suo corpo. Una demenza galoppante l’aveva svuotato di obiettivi, orgoglio e serenità.
E li aveva sostituiti con ansie, dolori e confusione. Mario detestava essere toccato. Non amava parlare. Affidava tutta la sua voglia di comunicare a quel lamento straziante. Forse quel lamento era solo un’abitudine, una nenia con cui si teneva compagnia.
Oppure era genuino, l’espressione di un dolore interiore che continuava a invadergli la mente.
Mario si portò le mani alle ginocchia, secche e grinzose. Il lamento cambiò tono, divenne più strascicato, ma non per questo meno angoscioso. Un terapista entrò nella stanza con calma.
Mario lo ignorò, come ignorava qualsiasi altro essere vivente.
Il terapista si avvicinò. Sapeva che non era il caso di toccarlo, si sarebbe agitato, diventando violento. Le uniche occasioni in cui mani delicate gli sfioravano la pelle era quando doveva essere lavato. Il terapista eseguì un altro passo in avanti. Aveva in mano un oggetto che assomigliava a un peluche. Era bianco come la neve. Mario osservò la presenza estranea. Poco alla volta, l’ansia e la rabbia che gli sconvolgevano l’animo si placarono.
Il terapista gli allungò quello strano oggetto e Mario, spontaneamente, lo prese tra le braccia.
«Ti stava aspettando» disse il terapista.
«Mi stava aspettando? Anche mio figlio mi stava aspettando. Ho molte cose da fare».
«Sii paziente. Le cose che hai da fare possono aspettare».
«Ma io non ho pazienza».
«Non ti preoccupare, guarda Paro».
Mario, rivolgendosi a Paro, disse: «Mi dispiace, ma devo lasciarti, devo lasciarti. Sei così carino».
«Puoi tenerlo altri cinque minuti».
«Perché?».
«Perché se tu stai qui, lui è calmo».
«Sta veramente calmo?».
«Sì».
«Ma io non voglio stare calmo».
«Guardalo, lui è calmo».
Mario tornò a guardare Paro negli occhi. «Ciao piccolino… sei così dolce, sei così carino, carino, carino» e non smetteva di accarezzarlo.
Quanto riportato è la trascrizione di un dialogo tra un paziente affetto da demenza e un terapista (Marti et al., 2006).
Paro, lo strano peluche che ha calmato Mario, è un sofisticato robot dalla pelliccia morbidissima. Assomiglia a un piccolo di foca. Il suo ideatore, il professor Takanori Shibata, voleva realizzare un robot che potesse risvegliare sentimenti di dolcezza.
Ben sapendo che un robot-neonato, a causa dell’effetto uncanny valley, avrebbe indotto un senso di repellenza, ha optato per un piccolo di foca. Paro percepisce gli stimoli esterni, si muove, si fa accarezzare ed emette un suono che ricorda un vagito. Si comporta in maniera imprevedibile, così da non permettere alla persona con cui interagisce di individuare uno schema ripetitivo.
Reagisce alla luce, ma soprattutto, e questa è la sua qualità principale, è di una tenerezza straordinaria. È stato ideato come strumento terapeutico. L’esempio di Mario è un caso emblematico.
A contatto con Paro, Mario ha scovato nella propria mente un istinto perduto. Parte della sua ansia l’ha abbandonato e sono comparsi sentimenti positivi. Il robot ha permesso al terapista di interagire. Da un punto di vista etico, questa pratica terapeutica è spesso criticata, soprattutto da coloro che pongono la verità al primo posto nella scala dei valori. Ogni volta che Mario si immergeva nella tranquillità del cucciolo robotico era come se venisse ingannato. Eppure, se da una parte questo filone della robotica si basa sull’inganno, dall’altra il dolore che attenua è concreto. Ed è per questo che simili ricerche, lungi dall’essere unilateralmente accettate, vengono per lo meno tollerate.
La disciplina che ha per oggetto lo studio e la realizzazione dei cosiddetti robot sociali si sta sviluppando a ritmi vertiginosi(Leite et al., 2013). I ricercatori confidano nella capacità di interazione sociale dei robot. E anche il mercato ci crede. È perfino nata una rivista specializzata: l’«International Journal of Social Robotics». Raggruppa gli studi scientifici che analizzano gli effetti psicologici dei robot sull’uomo.
L’esempio di Paro non sembra essere rappresentativo di quello che potrebbe avvenire nella nostra società in futuro. Non è credibile che il processo di «umanizzazione delle macchine» all’interno delle case di riposo e delle cliniche possa essere esportato all’esterno. In realtà, gli sviluppi del progetto Paro stanno mostrando interessanti ricadute impreviste. Il professor Shibata ama mostrare alle conferenze alle quali partecipa un video che, per noi occidentali, ha dell’incredibile. Nel video viene intervistata una coppia di anziani: i coniugi Shimura. Si tratta di simpatici e distinti vecchietti. Lui assomiglia vagamente al maestro di Karate Kid; lei possiede tratti delicati e aristocratici allo stesso tempo. Non sono degli sprovveduti, né dei disadattati sociali.
Si tratta di persone equilibrate. Possiedono una bella casa, vestono con cura e hanno dignità da vendere. Insomma, chi guarda il video ha l’impressione di trovarsi di fronte a una coppia che ha percorso gli anni più attivi della sua vita e ora si prepara ad affrontare con spirito pragmatico e nel migliore dei modi anche la parabola discendente. Sembrerebbe tutto normale se gli Shimura non avessero adottato Paro. Uso il termine «adottato» non in senso figurato, intendo proprio «adottare». Alcune coppie accolgono un bambino sconosciuto in maniera tale da dare così un senso alla loro vita. Gli Shimura hanno fatto lostesso. Paro è diventato un membro della famiglia. Lo coccolano, lo prendono in braccio e lo guardano con tenerezza. Lo portano addirittura fuori a mangiare il sushi. Paro si alimenta solo di elettricità ma è a suo agio tra i tavoli dei locali.
Mentre viene intervistata, la signora Shimura infila un ciuccio nella bocca di Paro. Si tratta del carica batterie, ma il gesto ricorda l’azione amorevole di una madre che sfama il proprio piccolo.
Il suo ragionamento non lascia molti margini di discussio-ne ai detrattori dei robot come possibili «compagni». Con molta onestà afferma che il cane che possiedono, di nome Taro, è molto vecchio. Soffre ed è tenuto in vita grazie a cure quotidiane molto costose. Ormai la signora Shimura non può più prendersi cura di lui. Il cane è costretto a rimanere in clinica. Per questo, lei e suo marito non possono permettersi lunghi viaggi. Di Paro invece, mentre lo accarezza, dice che non sporca, viene accettato in ogni sushi bar e non è un cucciolo problematico.
«Siamo felici» conclude. «Siamo tre PERSONE felici: Io, mio marito e Paro».
Quando ho ascoltato per la prima volta queste dichiarazioni sono rimasto piuttosto colpito. Un conto è ingannare un paziente affetto da demenza senile, un altro è indurre sentimentid’amore e d’affetto in coloro che riconoscono l’inganno; i quali,pur avendolo riconosciuto, sono disposti a farsi catturare dall’immaginazione.
Ma c’è un altro aspetto di questa intervista che ha fatto nascere dentro di me nuove domande. Quando il professor Shibata mostra il video, manifesta un orgoglio genuino.
È perfettamente a suo agio nel ruolo di «creatore della vita».
Sa di aver consacrato la carriera alla creazione di robot che mimano la realtà per ingannare le persone. Ma questa consapevolezza non lo preoccupa. Non prende minimamente in considerazione le eventuali ripercussioni etiche. Se fossi stato al posto, e avessi dovuto presentare alla comunità internazionale una coppia che crede di tenere tra le braccia un bambino, che in realtà è un insieme di ingranaggi ricoperti da un tappeto sintetico, mi sarei sentito immediatamente giudicato. Il motivo di questa distanza di sensazioni (tra me e lui) è chiaro: il professor Shibata e io abbiamo zattere molto diverse. Non è detto che la sua sia più grande della mia. Però Shibata riesce tranquillamente a farci stare sopra un peluche robotizzato. Io no, non adesso per lo meno. Riconosco che forse sono condizionato da preconcetti. In ogni caso, le sensazioni che guidano i miei pensieri adesso non saranno quelle che ritroverò all’interno della mia mente tra una ventina d’anni. Chi lo sa? Magari anch’io, un giorno, mi addormenterò abbracciato a un robottino che fa le fusa.
L’esempio del professor Shibata offre spunti interessanti per un’analisi sociale e più ampia del fenomeno. Shibata non èinfatti un caso isolato. Quando mostra gli effetti delle sue creature sulle persone può permettersi di sprizzare orgoglio da ogni poro perché percepisce l’approvazione dell’opinione pubblica, della sua opinione pubblica: del collega, dei suoi figli, degli artisti, del suo vicino di casa, dei mezzi di comunicazione… in poche parole, di un intero popolo. E questa constatazione ci aiuta a introdurre l’argomento del prossimo paragrafo: per quanto possiamo essere convinti del contrario, l’attività dei ricercatori e degli scienziati che hanno a che fare con le macchine non è mossa da pura razionalità. È condizionata dalla cultura popolare e dall’opinione pubblica più di quanto si possa immaginare

La musica a Terezin

terezin

Il Festival Viktor Ullmann è il primo festival al mondo dedicato alla #musicaconcentrazionaria – composta dai deportati nei campi di concentramento e nei ghetti – alla musica degenerata – la musica proibita nella Germania nazista e nell’Italia fascista perché considerata decadente, dannosa e contraria ai canoni razziali imposti dai due regimi – e alla musica dell’esilio
Eseguire queste musiche significa far rivivere la memoria e il genio creativo di questi compositori e far conoscere la #Shoah da un nuovo punto di osservazione.
Quest’anno, precisamente il 29 novembre alle 17.30, Il Museo Ebraico di Venezia avrà la straordinaria occasione di ospitare una conferenza di questo bellissimo festival.
Si intitolerà “La musica a Terezìn” e sarà tenuta da Davide Casali direttore artistico del festival.
Organizzato dall’associazione musicaviva in collaborazione con CoopCulture, Museo Ebraico di Venezia e Regione Friuli Venezia Giulia.

Tre incontri di Mario Isnenghi sul 1917

Tre incontri di Mario Isnenghi sul 1917, anno di svolta della Prima guerra mondiale – 22 febbraio, 1 e 8 marzo – Ateneo Veneto

Anno grande e terribile il 1917, in tutti i paesi e su tutti i fronti: in
Russia una doppia rivoluzione, in Italia Caporetto, uno dei tanti segni che la guerra è durata troppo più sul previsto, i popoli sono vicini a mollare, gli eserciti non ce la fanno più. Si comincia a parlare di come arrivare alla pace, dall’alto o dal basso, il socialismo riprende fiato, ci sono proteste di militari, agitazioni operaie nelle città : “il prossimo inverno non più in trincea” –invoca il deputato socialista Claudio Treves, mentre entra in circolazione l’“inutile strage” del Papa. E però: ‘pace senza annessioni’? E allora che cosa si è combattuto a fare?! Bisogna pur dare un senso alla fatica e alla morte di milioni di persone. Ma quali sono i rispettivi ‘scopi di guerra’? Cosa pensano, cosa fanno gli alti comandi, gli ufficiali di trincea, le masse popolari messe in divisa, gli uomini e le donne che scrivono come non hanno scritto mai prima d’ora?

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Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute

Dopo lo spettacolo Ausmerzen e il suo successo, anche per rispondere alle domande che lo spettacolo stesso aveva creato, Marco Paolini si è immerso per un anno nella scrittura, rielaborando e tessendo in narrazione una mole enorme di dati, alcuni dei quali – tra i piú sconvolgenti – quasi sconosciuti.
L’interrogazione su eugenetica, scienza ed etica, e sulle politiche del potere si fonde nel racconto. Un narratore appassionato, pieno di sdegno e pudore, e non privo di humour, ci consegna cosí un libro di feroce potenza, destinato a diventare necessario.

ausmerzen

Estratto tratto da Ausmerzen  http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880621017PCA.pdf

spettacolo-ausmerzen

Estratto tratto dal Taccuino di lavoro http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880621241PCA.pdf  

bauman

“Tolta la ripugnanza morale dei suoi obiettivi (o, per essere precisi, la scala smisurata dell’obbrobrio morale), tale attività non differisce in alcun senso formale (l’unico esprimibile nel linguaggio della burocrazia) da tutte le altre attività organizzate, programmate, seguite e controllate dalle «normali» sezioni amministrative ed economiche.” Z. Bauman, Modernità e Olocausto, il Mulino, Bologna 1992.

Approfondimento su H. Arendt La banalità del male

Approfondimento sul  programma Aktion T4

Presentazione power point  ausmerzen