Guida alla lettura del Discorso sul metodo

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Il titolo
Titolo “facile”, almeno all’apparenza. Un’opera sul “metodo”, ma quale metodo? Il titolo completo dell’opera è più esplicito: Discorso sul metodo per ben condurre la propria ragione e cercare la verità nelle scienze. L’accento, oltre che sul metodo, cade su “ragione” e su “scienze”. Che rapporto c’è tra le
une e l’altra? Notiamo anche che, invece del più impegnativo titolo di Trattato sul metodo, viene usato quello di “discorso”, che è più colloquiale: fa pensare a un testo in cui il tema non sia sviluppato in modo sistematico.

Il contesto storico

Cartesio aveva poco più di quarant’anni quando terminò quest’opera (era nato nel 1596). Era ormai definitivamente tornato in Olanda, sua patria d’elezione, abbandonando così la Francia. L’Olanda è per lui un posto più tranquillo e meno dispersivo e mondano di Parigi e della Francia, e ha una tradizione di tolleranza. Anche se vive in un Paese calvinista, Cartesio è attento a non mettersi in urto con la Chiesa di Roma: già si è fatto una fama di pensatore innovatore e di critico del sapere tradizionale.
Cartesio, comunque, è inserito a pieno titolo nel clima culturale del Seicento francese, molto vivo e animato da fermenti e nuove idee.
Ma in Francia la Scolastica è ancora forte e ben radicata: non solo nelle Università e nella cultura della Chiesa cattolica, ma anche nei Collegi, essa è l’asse della formazione dei giovani. Lo scontro tra innovatori
e conservatori è forte. Le notizie che provengono da Roma non sono incoraggianti: Galileo è stato condannato per la sua difesa dell’eliocentrismo e costretto all’abiura. Il Sant’Uffizio e il tribunale
dell’Inquisizione sono controllori intransigenti dell’ortodossia tridentina, contro ogni presa di posizione che possa far sospettare un ulteriore attacco alla dottrina cattolica.
Lo stesso Cartesio sarà indotto, anche dalla condanna di Galileo, a non stampare l’opera intera di cui il Discorso doveva essere solo una parte, poiché nella parte più propriamente scientifica (uscita, poi, con
il titolo Il mondo) si schierava a favore dell’eliocentrismo.

Prefazione e indice
Al testo vero e proprio dell’opera non viene premessa una prefazione, ma un testo breve in cui Cartesio descrive molto succintamente le sei parti in cui ha suddiviso lo scritto. Tali parti riguardano:
1. considerazioni relative alle scienze, prevalentemente considerazioni critiche sul sapere dominante nel suo tempo;
2. le regole del metodo;
3. le regole della morale provvisoria;
4. la metafisica con riferimento all’esistenza di Dio e dell’anima;
5. questioni di fisica;
6. indicazioni necessarie per andare avanti nello studio della natura.

La prima considerazione da fare è che nell’opera non si parla solo di “metodo” (solo una delle parti è dedicata a questo tema). Ma è il titolo stesso dato da Cartesio a sottolinearne la centralità.
Oltre la suddivisione in queste sei parti, di cui Cartesio ha indicato il contenuto, manca un indice che, in maniera più dettagliata e circostanziata, ci descriva il contenuto di ognuna delle parti dell’opera.
Possiamo, però, utilizzare la scansione e la titolazione dei paragrafi fatta, ad esempio, dal curatore di una delle tante edizioni italiane dell’opera.

Discorso del metodo
[Premessa dell’autore]

Parte prima
Introduzione. Il buon senso – I sentieri incontrati dall’autore. – Scopo del presente scritto. – Gli studi giovanili del Cartesio. – Osservazioni particolari sulle discipline studiate. – Esperienza del mondo. – Verso la solitudine.

Parte seconda
Ritiro invernale. Prime riflessioni – Risoluzione critica del giovane filosofo e riserve che la circondano. – I fondamenti del nuovo metodo. – Prime applicazioni di esso. – Nuova risoluzione del filosofo.

Parte terza
Quattro massime di «morale provvisoria». – Nuova esperienza del mondo … – … e nuovo ritiro in solitudine.

Parte quarta
Le meditazioni cartesiane. Dalla negazione di ogni sapere al «cogito ergo sum». – Dall’affermazione del pensiero alla scoperta dell’anima. – Il criterio di certezza. Dal dubbio alla scoperta di Dio. – Lo spazio e la materia. – Critica della
conoscenza sensibile. – La sola evidenza razionale è decisiva.

Parte quinta
Effetti delle meditazioni cartesiane. Sommario di un trattato «sulla natura delle cose materiali». – Ipotesi sulla creazione del mondo. – Dell’organismo umano. – Spiegazione del movimento del cuore e del sangue. La circolazione del sangue.
– Altre nozioni di fisiologia. – Psicologia degli animali irragionevoli. – Il linguaggio: prerogativa umana. – Dell’anima ragionevole. – Sua immortalità.

Parte sesta
Perché il Cartesio non pubblicò il suo trattato «del mondo o della Luce». – Intendimenti del Cartesio quanto alla nuova fisica. – Pensieri intorno alle esperienze. – Ragioni che indussero l’autore a non rendere di pubblica ragione i suoi
studi di fisica. Ragioni soggettive. – Dubbi sulla utilità della pubblicazione. –Avvertimenti al lettore. – Conclusione: propositi dell’autore per l’avvenire.

a cura di Antonio Lantrua, Editore Laterza, Bari

Siamo d’accordo con la paragrafazione fatta e con i titoli dati a ogni paragrafo? Dove riteniamo opportuno fare cambiamenti e perché?
Emerge dal lavoro del commentatore e del curatore una linea interpretativa? Quale?

La lettura veloce
Cartesio scoraggia chi intende fare una lettura veloce del Discorso già nelle primissime righe del testo, quando dice che il discorso è troppo lungo per essere letto tutto in una volta.
Pur senza avere questa pretesa, possiamo ricavare da una lettura veloce, fatta a tappe, alcuni temi e questioni-chiave che non appaiono dall’elenco delle sei parti.
Innanzitutto il carattere autobiografico dell’opera: Cartesio fa frequenti riferimenti al suo itinerario intellettuale. Ma questo non significa che intenda autocelebrarsi. Al contrario, egli vuole smorzare l’impatto della sua posizione, presentando il suo metodo non come quello che tutti debbano seguire, ma con il solo intento di far vedere come ha cercato di condurre la sua ragione. Successivamente una questione centrale della sua filosofia: quella del dubbio. Un dubbio scettico? Un dubbio metodico? Perché
mettere tutto in dubbio? Anche le scienze?
Nella quarta parte, relativa alla metafisica, il tema che emerge è prima quello del Cogito ergo sum, l’evidenza nel suo fondamento. Il “Cogito” è la parte di un ragionamento? di un sillogismo? Come si passa dal “Cogito” all’affermazione di una res cogitans? Sempre nella metafisica vi è la prova dell’esistenza di Dio: dall’idea di Dio si può arrivare all’esistenza di Dio? Quale funzione viene assegnata a Dio nella filosofia cartesiana? e nella fisica cartesiana, oggetto della quinta parte? Il meccanicismo da Cartesio viene esteso anche all’uomo? Tra corpo e anima, res cogitans e res extensa, strettamente uniti: come spiegare il rapporto di due sostanze eterogenee?

La lettura analitica
Scegliamo per la lettura analitica la Prima parte, in cui gli argomenti principali sono due: il buon senso, cioè la ragione e la critica della cultura del suo tempo.
Quanto al primo tema, selezioniamo le affermazioni che Cartesio fa sulla ragione.
Sulla ragione (il buon senso) dice che:
• è “la cosa meglio distribuita al mondo”;
• “ciascuno pensa di esserne ben provvisto”;
• è “la capacità di ben giudicare e di distinguere il vero dal falso”;
• “è naturalmente uguale in tutti gli uomini”;
• “non è sufficiente aver un bell’ingegno: la cosa importante è applicarlo bene”;
• “è la sola cosa che ci rende uomini e ci distingue dalle bestie

Domandiamoci quali di queste affermazioni si presentino come nuove e quali, invece, abbiamo trovato più volte nel corso della storia della filosofia. C’è già una affermazione che rimanda al metodo e alla sua importanza: non è importante avere un bell’ingegno (l’esprit bon), ma applicarlo bene.
Di seguito, Cartesio analizza criticamente la cultura del suo tempo. A questo riguardo parla di “studi letterari”, ma bisogna tener presente che gli studi umanistici (Litterae humaniores) allora prevedevano
oltre, ad esempio, alla retorica, alla poesia, alla morale e alla metafisica, anche la fisica e la matematica.
Ancora una volta questo ci ricorda che per la comprensione di un testo abbiamo bisogno di disporre di informazioni specifiche, come questa appena citata. Se attribuissimo a “studi letterari” il significato attuale, ne potrebbero derivare fraintendimenti.
Vi sono state acquisizioni positive per Cartesio come risultato di questi studi? Sembra di no: “avevo scoperto sempre più la mia ignoranza”. Cartesio è uno studente, meglio un ex-alunno, molto critico nei confronti della scuola: egli, però, non critica la scuola in cui ha studiato, ma il curriculum degli studi.
Ma procediamo gradualmente a ricostruire l’argomentazione cartesiana in alcuni passaggi.
Non è tutto negativo quel che Cartesio ha tratto dal suo studio: “continuavo ad apprezzare gli esercizi ai quali ci si dedica nelle scuole”. Ad esempio, egli sa che le lingue sono importanti per comprendere i libri antichi, che la poesia ha una dolcezza e una delicatezza che incantano, e così via.
Ma fin troppo tempo Cartesio ha dedicato a queste attività. Non si può “viaggiare” troppo nel passato.
È importante conoscere usi e costumi di altri popoli, ma se si passa troppo tempo a viaggiare nel passato “si finisce per diventare stranieri nel proprio Paese”. Anche in questo Cartesio potrebbe andare d’accordo con gli studenti di oggi che chiedono più spazio per la cultura e la storia contemporanea. Allora quale mentalità dava grandissima importanza e molto spazio alla cultura degli antichi? Di nuovo – ma qui saranno tutte le considerazioni di Cartesio a renderlo necessario – la piena comprensione di queste affermazioni rimanda al contesto, alla convinzione, di cui la parte più avanzata della cultura moderna era portatrice, che la modernità fosse più importante dell’antichità, che i moderni fossero superiori agli antichi.
Non è ancora questa la tesi cartesiana, ma sicuramente vengono denunziati i limiti della cultura umanistica: più ci si preoccupa di conoscere le cose del passato, più si rischia di restare ignoranti di quelle del nostro tempo. Oltretutto non si tratterà di “favole” che fanno ritenere possibile ciò che non lo è?
Continua a parlare di un modello di cultura umanistica? Vediamo. Dichiara stima per l’eloquenza, la retorica e la poesia. Ma coloro che ragionano meglio o elaborano meglio i loro pensieri, non hanno
bisogno della retorica per essere persuasivi, si può essere buoni poeti senza conoscere l’arte poetica.
Qui, decisamente, la critica colpisce due capisaldi della cultura umanistica.
Anche il passaggio successivo ce lo conferma. Vi si parla delle matematiche. La considerazione che le riguarda è positiva: i loro ragionamenti sono evidenti e certi. Conosci queste due parole? In Cartesio sono due parole-chiave, soprattutto la prima, l’evidenza. Per averne conferma basta andare alla prima regola del metodo cartesiano: non accetterò mai niente per vero che non sia evidente alla mia mente. E allora che cosa non va nelle matematiche? Hanno fondamenti fermi e solidi, ma con questi non si è costruito nulla di più rilevante. La critica allora riguarda l’uso delle matematiche. Fa un passo avanti in questa direzione Cartesio? Dove, nelle pagine seguenti del Discorso, l’autore considera il loro modo di procedere quasi un modello? e perché?
Il lettore, sia quello esperto sia chi non lo è, si pone, si deve porre molte domande, formulando ipotesi, cercando nel testo le risposte.

Chi sono i destinatari del Metodo?
Possiamo ricostruire a chi si rivolgeva Cartesio da alcune indicazioni che, naturalmente, ricaviamo dal testo.
Innanzitutto il fatto che l’opera sia stata scritta in francese, ci fa capire che il lettore a cui pensa Cartesio, più del latino, che era stato ed era ancora la lingua della cultura dotta (ma anche di una cultura
tradizionale), conosce il francese, forse la sua lingua madre, oppure una lingua che ha appreso e che preferisce. Il francese cominciava ad affermarsi allora come lingua “internazionale”. La scelta del
francese fa pensare a un lettore moderno, aperto al nuovo, un lettore colto, ma non un dotto, o ad uno specialista.
Uomini dotati di “buon senso”, cioè uomini che hanno tanta razionalità quanta ne serve e che nella ragione hanno fiducia. Alla ragione, di cui “ciascuno pensa di esserne così ben provvisto che anche i più difficili da accontentare, non hanno l’abitudine di desiderarne più di quanta ne abbiano”, è significativamente
dedicata l’apertura del Discorso. La ragione non era un principio “neutro”, pacifico: non lo era particolarmente allora, tempo di intolleranze religiose, di conflitti di fede. E, forse, allora di “buon
senso”, pensava Cartesio, ce ne sarebbe stato bisogno. Uomini “aperti”, ma moderati, non dei rivoluzionari. Cartesio li tranquillizza con la prima regola della sua morale provvisoria: “obbedire alle leggi e ai costumi del mio Paese”. Quindi si rivolge a un suddito rispettoso delle leggi e dello Stato. Ma forse anche a un credente, a cui Cartesio pensa quando aggiunge che intende osservare “costantemente la religione nella quale Dio mi ha fatto la grazia di essere educato fin dall’infanzia”. Infine, precisa che vuole regolarsi “secondo le opinioni più moderate e più lontane
dagli eccessi”. Si è detto anche che si rivolge a un uomo pratico, visti i continui riferimenti all’importanza dell’esperienza nella vita.
Ma forse tra i suoi lettori pensa che vi saranno anche personaggi autorevoli e forse non sempre ben disposti verso di lui e le sue idee. Cartesio intende tranquillizzare anche costoro e smussare dubbi e critiche.
Ma da quello che scrive nella sesta parte, si capisce che egli scrive anche pensando ai posteri che leggeranno la sua opera e li invita a non credere che vengano da lui certe tesi se non le ha divulgate egli
stesso.

Quale immagine di sé vuol dare l’autore?
Sarebbe importante selezionare tutte le espressioni significative presenti in questa opera (che si presenta con un chiaro taglio autobiografico e che è scritta, dunque, in prima persona) per far emergere con nettezza l’immagine di sé che Cartesio vuole comunicare. Individuiamo alcune delle espressioni che si trovano già nelle prime pagine.
• “Non ho mai presunto che il mio ingegno fosse in nulla superiore a quello dei più”;
• “Penso di aver avuto molta fortuna nell’essermi imbattuto fin da giovane in certi percorsi […] da cui ho formato un metodo”;
• Egli parla anche della “mediocrità del mio ingegno”;
• “Nei giudizi che do di me stesso io cerco di inclinare piuttosto verso la diffidenza che verso la presunzione”;
• “Può darsi che io mi sbagli”, “so quanto siamo soggetti a sbagliarci”;
• “Il mio scopo non è di insegnare il metodo che ciascuno deve seguire [… nella sua ricerca …] ma di far vedere in quale maniera ho cercato di condurre la mia”. Quale immagine di sé vuol comunicare? Quella di una persona che ha un ingegno “mediocre”, che è stata fortunata, che non è presuntuosa, che sa di poter sbagliare. Non propone un metodo per tutti, non vuole insegnare il metodo, ma dire quale è stato il suo. Modestia, cautela, moderazione, nessuna presunzione, disponibilità a mettersi in discussione: questa la sua autopresentazione.
Ma è tutto qui? Ci sono anche affermazioni che ci danno un Cartesio consapevole dei suoi mezzi, della sua fama e dei risultati raggiunti o che può raggiungere? Fai attenzione, ad esempio, al fatto che,
pur essendosi premurato di presentarsi come uomo di capacità e ingegno medi, egli, nella prima parte dell’opera critica radicalmente tutto il sapere dell’epoca. Mostra di non voler essere presuntuoso, ma nel suo intento di critica radicale sa di mettersi “al di sopra” della cultura del tempo, è convinto di poter dar luogo a un nuovo edificio del sapere.
Cerca le espressioni che comprovano questa seconda linea interpretativa. Quale aspetto prevale? Quali espressioni sono più frequenti? Quale ipotesi puoi fare su questo doppio registro di presentazione di sé?

Lo stile del Discorso
Già nel titolo dell’opera Cartesio evita di parlare di Trattato sul metodo, opta per un più modesto Discorso, che è meno impegnativo sia per chi scrive che per chi legge.
Un “discorso”, quasi una riflessione ad alta voce. Comunque, anche il titolo preannunzia uno stile colloquiale, discorsivo, di dialogo con i suoi lettori. Lo stile, in qualche modo, concorre a smorzare la
novità del contenuto, ma non impedisce di cogliere a pieno la novità dell’impostazione e delle tesi che vengono presentate.
L’autore parla di sé: anche dal punto di vista stilistico è evidente il taglio autobiografico, cioè il fatto che ci troviamo all’inizio di una biografia intellettuale. Quasi ogni capoverso inizia facendo riferimento, con varie scelte stilistiche, all’“io” dell’autore. Citiamone alcune: “Per quanto mi riguarda…”; “Non
ho alcun timore di dire…”; “Tuttavia può darsi che mi sbagli…”; “Il mio scopo non è quello…”.
Ma non è solo nella prima parte che vi è questa scelta stilistica. La seconda apre allo stesso modo, ancora con un taglio biografico: non come una biografia intellettuale, ma con riferimento a vicende personali. “Ero allora in Germania, richiamatovi dalle guerre che ancora non sono finite”. In maniera blanda, quasi indiretta, parla di quella che la storiografia chiamerà la “Guerra dei Trent’anni”. Lo stile continua a muoversi su questo registro personale e colloquiale: “Consideravo anche che i popoli…”, “Così pensai che anche le scienze dei libri…”. Questo stile consente a Cartesio di fare affermazioni e considerazioni senza dar loro mai un tono di definitività, di assolutezza, di validità universale. Sta parlando
di sé, delle proprie esperienze e delle proprie considerazioni; esprime il suo punto di vista.Nello stile è evidente, dunque, la centralità del soggetto, del “soggetto” Cartesio, ma anche del “soggetto” umano. Anche così si manifesta uno degli aspetti più significativi della modernità, che lo stesso Cartesio contribuirà a consolidare ed espandere.

Qual è lo scopo dell’opera?
Lo scopo o gli scopi possono essere dichiarati esplicitamente nel testo, oppure si possono ricavare da ciò che viene detto, anche tenendo conto del contesto in cui l’opera si inserisce: i temi, i problemi, i dibattiti e le polemiche all’ordine del giorno. Per capire lo scopo dell’opera serve far riferimento non solo al testo, ma anche al contesto.
Nel nostro caso uno scopo viene dichiarato già nel titolo e nel sottotitolo: presentare un metodo per ben condurre la propria ragione e cercare la verità nelle scienze. Ma oltre a questo scopo, che è sicuramente preminente, ve ne sono altri: presentare la sua morale, sia pure provvisoria, la sua metafisica e alcuni tratti della sua concezione della natura e dell’uomo, tutti aspetti che in qualche modo hanno a che fare con il metodo o perché vi si richiamano, o perché ne rappresentano una applicazione, o perché appartengono a una impostazione che con il metodo condivide aspetti anche fondamentali: ad esempio, il fondamento razionale da dare al sapere.
Cartesio vuole presentare la sua filosofia nei suoi aspetti autentici, volendo evitare che gli si attribuiscano tesi che non gli appartengono. Non basta. Cartesio vuole criticare e superare l’impostazione della Scolastica che ancora era negli studi letterari la cultura dominante, ma lo era soprattutto nella cultura della Chiesa cattolica.
Criticare la cultura del suo tempo, quella che era il fondamento dell’asse educativo, significa proporre, soprattutto in campo filosofico e scientifico, la sostituzione della Scolastica con l’impostazione cartesiana, razionalista e scientifica, presentandola, però, come non pericolosa per la fede, per le gerarchie della Chiesa,
già così diffidenti e preoccupate che le novità della cultura possano scalzare le verità della Chiesa.
Intento “rivoluzionario”, quindi, quello di Cartesio, che, tuttavia, cerca di convincere che non è pericoloso, eversivo.
Ma non sono esauriti così gli scopi dell’autore. Ve n’è uno, che ancora una volta riguarda il metodo, a cui Cartesio tiene molto e di cui parla nella sesta parte. Qual è?

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