2 giugno 1946: il voto alle donne

Per una contestualizzazione più ampia:

1946, il referendum istituzionale

Questa famosa fotografia di Federico Pantellani – uno dei protagonisti del fotogiornalismo italiano – è diventata una delle immagini-simbolo del referendum istituzionale italiano del 1946; è stata scattata durante una della manifestazioni che festeggiavano il risultato referendario.

di Giorgio Cavadi*

Finita la Seconda guerra mondiale e caduto il regime autoritario fascista che per oltre vent’anni avevo soggiogato l’Italia, i partiti politici italiani posero immediatamente la loro attenzione sulla “questione istituzionale”.

Venne così indetto il 2 giugno 1946 il referendum che avrebbe permesso al popolo italiano di decidere quale assetto dare al paese: monarchico o repubblicano. Contestualmente si sarebbe votato per eleggere un’Assemblea costituente che avrebbe dato all’Italia il testo con le leggi fondamentali dello Stato.

A dare ulteriore valore alle elezioni del 1946 fu la prima partecipazione delle donne al voto, un evento che si inserisce in un contesto di nuove aspirazioni che accompagnarono l’immediato dopoguerra.
Fu proprio questo il periodo in cui un nuovo senso di libertà si andava diffondendo in Italia e il popolo italiano iniziò ad avere un maggiore consapevolezza di sé. Non furono solo le organizzazioni politiche e sindacali a risorgere, ma anche i giornali e le organizzazioni culturali. La gente ebbe la possibilità informarsi sui problemi del Paese, partecipare alla loro discussione; una necessità sentita e sospinta da una crescente esigenza di libertà e progresso che iniziò ad avere un ruolo sempre più concreto nella vita dello Stato italiano.

Il 2 giugno 1946 a questa rinnovata opinione pubblica viene posto l’importante e delicato quesito sull’organizzazione istituzionale. Monarchia o Repubblica?
I partiti politici si schierarono diversamente: il partito comunista, il partito socialista e il partito d’azione manifestarono apertamente la loro posizione repubblicana, ovviamente appoggiata dal partito repubblicano. Un’analisi più attenta va fatta sulla posizione tenuta dalla democrazia cristiana, che al suo interno aveva posizioni variegate.

Nell’aprile 1946 si tenne il congresso di Roma dove la maggioranza della DC si schierò a favore della repubblica, con dei distinguo poiché al suo interno i rappresentanti del Nord erano quasi tutti in favore della repubblica, quelli del Sud per la monarchia. Nonostante queste posizioni contrapposte il partito non obbligherà i suoi membri a votare in un senso piuttosto che in un altro. La stessa libertà verrà lasciata ai membri del partito liberale, a netta maggioranza monarchica.

Un tentativo per portare la bilancia a proprio favore fu fatto dalla monarchia italiana: il 9 maggio 1946 il re Vittorio Emanuele III (che portava con sé la responsabilità di avere spalancato le porte al fascismo) abdicò in favore del figlio Umberto, una mossa che cercava di dare nuova luce alla monarchia ma che giunse troppo tardi.
Il 2 giugno 1946 il popolo italiano si espresse in favore della repubblica. La forma repubblicana venne sostenuta da 12.717.923 voti contro i 10.719.284 a favore della forma monarchica.

I risultati del referendum mostrarono concretamente come le forze politiche del Paese erano geograficamente spaccate tra Nord e Sud. Culla dei voti monarchici fu proprio il sud Italia dove questi cercarono il loro consenso nel tentativo di colmare le distanze nei confronti dei repubblicani, ben consci del fatto che sarebbe stato inutile condurre tale operazione al Centro e al Nord. Lo stesso Piemonte, padre della dinastia, a seguito del referendum darà una netta maggioranza repubblicana.

Nelle elezioni per la Costituente, la D.C. divenne il primo partito (35,2%), seguito da due partiti di sinistra, il Psiup (20,7%) e il Pci (19%).

Il 13 giugno, dopo la pubblicazione ufficiale dei risultati, Umberto II lasciò l’Italia e partì in esilio per il Portogallo. Presidente provvisorio della Repubblica venne eletto il giurista liberale Enrico De Nicola.

Dal sito Treccani

Elenco dei Presidenti della Repubblica

N. Ritratto Nome
(nascita-morte)
Scrutini Percentuale Dal Al Partito Stendardo Senatore a vita fino al
1 De Nicola ritratto.jpg Enrico De Nicola(1877-1959) 1 72,8%
(405 voti su 556)
1º gennaio 1948[1] 12 maggio 1948 Partito Liberale Italiano Flag of Italy.svg 1º ottobre 1959
2 LuigiEinaudi.jpg Luigi Einaudi(1874-1961) 4 59,4%
(518 voti su 872)
12 maggio 1948 11 maggio 1955 Partito Liberale Italiano Flag of Italy.svg 30 ottobre 1961
3 Giovanni Gronchi.jpg Giovanni Gronchi(1887-1978) 4 74,5%
(658 voti su 883)
11 maggio 1955 11 maggio 1962 Democrazia Cristiana Flag of Italy.svg 17 ottobre 1978
4 Antonio Segni.jpg Antonio Segni(1891-1972) 9 52,6%
(443 voti su 842)
11 maggio 1962 6 dicembre 1964[2] Democrazia Cristiana Flag of Italy.svg 1º dicembre 1972
5 Giuseppe Saragat.jpg Giuseppe Saragat(1898-1988) 21 68,9%
(646 voti su 937)
29 dicembre 1964 29 dicembre 1971 Partito Socialista Democratico Italiano Presidential flag of Italy (mod.1965).svg 11 giugno 1988
6 Giovanni Leone.jpg Giovanni Leone(1908-2001) 23 52,0%
(518 voti su 996)
29 dicembre 1971 15 giugno 1978[2] Democrazia Cristiana Presidential flag of Italy (mod.1965).svg 9 novembre 2001[3]
7 Pertini ritratto.jpg Sandro Pertini(1896-1990) 16 83,6%
(832 voti su 995)
9 luglio 1978 29 giugno 1985[4] Partito Socialista Italiano Presidential flag of Italy (mod.1965).svg 24 febbraio 1990
8 Cossiga Francesco.jpg Francesco Cossiga(1928-2010) 1 75,4%
(752 voti su 997)
3 luglio 1985 28 aprile 1992[2] Democrazia Cristiana Presidential flag of Italy (mod.1990).svg 17 agosto 2010
9 Oscar Luigi Scalfaro 2.jpg Oscar Luigi Scalfaro(1918-2012) 16 66,3%
(672 voti su 1014)
28 maggio 1992 15 maggio 1999[4] Democrazia Cristiana Presidential flag of Italy (mod.1992).svg 29 gennaio 2012
10 Ciampi ritratto.jpg Carlo Azeglio Ciampi(1920- ) 1 71,4%
(707 voti su 990)
18 maggio 1999 15 maggio 2006[4] Indipendente Presidential flag of Italy.svg In carica
11 Presidente Napolitano.jpg Giorgio Napolitano(1925- ) 4 1º mandato54,8%
(543 voti su 990)
15 maggio 2006 22 aprile 2013[5] Democratici di Sinistra Presidential flag of Italy.svg già senatore a vita
dal 23 settembre 2005 al 15 maggio 2006
6 2º mandato73,3%
(738 voti su 1007)
22 aprile 2013 in carica Indipendente

 

 

Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina

Ritratto di Olympe de Gouges

Ritratto di Olympe de Gouges

Nel pieno della Rivoluzione francese, che aveva visto anche le donne scendere in piazza a rivendicare i diritti politici e civili negati dall’assolutismo monarchico, Olympe de Gouges  (drammaturga che 1788 aveva pubblicato le Riflessioni sugli uomini negri in cui prendeva posizione contro la schiavitù) pubblicava nel settembre del 1791 la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina. Si tratta di un testo che polemicamente ricalca la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino proclamata dall’Assemblea nazionale costituente nell’agosto del 1789 e riconfermata nel settembre del 1971, quando fu approvata la Costituzione. Un testo che denuncia la mancanza di libertà delle donne e chiede il riconoscimento di una serie di garanzie ed opportunità che rendano effettivi i principi della Rivoluzione anche per le donne.  

In realtà , le cose andarono diversamente: Robespierre proibì le associazioni femminili, chiuse i loro clubs ed i loro giornali, mentre Olympe de Gouges veniva ghigliottinata (novembre 1793) «per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso» ed «essersi immischiata nelle cose della Repubblica».

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA

Uomo, sei capace d’essere giusto? E’ una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale.
Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacità, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più.

Preambolo

 

Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più rispettati, affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità di tutti. In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina. 

 

Articolo I

 

La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune.

 

Articolo II

 

 Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell’Uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all’oppressione.

 

Articolo III

 

 Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione della donna e dell’uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitarne l’autorità che non ne sia espressamente derivata.

 

Articolo IV

 

 La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto quello che appartiene agli altri; così l’esercizio dei diritti naturali della donna ha come limiti solo la tirannia perpetua che l’uomo le oppone; questi limiti devono essere riformati dalle leggi della natura e della ragione. 

 

Articolo V

 

 Le leggi della natura e della ragione impediscono ogni azione nociva alla società: tutto ciò che non è proibito da queste leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere obbligato a fare quello che esse non ordinano di fare.

 

Articolo VI

 

 La legge deve essere l’espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, alla sua formazione; esse deve essere la stessa per tutti: Tutte le cittadine e tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammissibili ad ogni dignità, posto e impiego pubblici secondo le loro capacità, e senza altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti. 

 

Articolo VII

 

 Nessuna donna è esclusa; essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa legge rigorosa. 

 

Articolo VIII

 

 

 La Legge non deve stabilire che pene restrittive ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non grazie a una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne. 

 

Articolo IX

 

 Tutto il rigore è esercitato dalla legge per ogni donna dichiarata colpevole. 

 

Articolo X

 

 Nessuno deve essere perseguitato per le sue opinioni, anche fondamentali; la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere ugualmente il diritto di salire sulla Tribuna; a condizione che le sue manifestazioni non turbino l’ordine pubblico stabilito dalla legge. 

 

Articolo XI

 

 La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna, poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni Cittadina può dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio che vi appartiene, senza che un pregiudizio barbaro la obblighi a dissimulare la verità; salvo rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge. 

 

Articolo XII

 

 La garanzia dei diritti della donna e della cittadina ha bisogno di un particolare sostegno; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti, e non per l’utilità particolare di quelle alle quali è affidata.

 

Articolo XIII

 

 Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese dell’amministrazione, i contributi della donna e dell’uomo sono uguali; essa partecipa a tutte le incombenze, a tutti i lavori faticosi; deve dunque avere la sua parte nella distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche delle dignità e dell’industria. 

 

Articolo XIV 

 

Le Cittadine e i Cittadini hanno il diritto di costatare personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, la necessità dell’imposta pubblica. Le Cittadine non possono aderirvi che a condizione di essere ammesse ad un’uguale divisione, non solo dei beni di fortuna, ma anche nell’amministrazione pubblica, e di determinare la quota, la base imponibile, la riscossione e la durata dell’imposta. 

 

Articolo XV 

 

La massa delle donne, coalizzata nel pagamento delle imposte con quella degli uomini, ha il diritto di chiedere conto, ad ogni pubblico ufficiale, della sua amministrazione. 

 

Articolo XVI

 

 Ogni società nella quale la garanzia dei diritti non sia assicurata, né la separazione dei poteri sia determinata, non ha alcuna costituzione; la costituzione è nulla, se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione, non ha cooperato alla sua redazione. 

 

Articolo XVII

 Le proprietà appartengono ai due sessi riuniti o separati; esse sono per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno ne può essere privato come vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, l’esiga in modo evidente, a condizione di una giusta e preliminare indennità.

Il giallo dell’8 marzo

L’8 marzo si celebra la Giornata Internazionale della donna utilizzando, solo in Italia, il simbolo della mimosa da un’idea nata per la prima volta  a Roma nel 1946.

Ma perchè è stata scelta questa data? La vicenda è  complessa e ricca  falsi storici (siete ancora convinti che alla base ci sia l’incendio di una fabbrica?). Per far luce su questo “giallo” consiglio la lettura di questo storico articolo tratto dal lavoro di Tilde Capomazza e Marisa Ombra (Storie, miti e riti della giornata internazionale della donna)

IL GIALLO ‘8 MARZO’ MA QUELLA DATA E’ UN FALSO STORICO, La Repubblica, 6 marzo 1987

Per un percorso multimediale dulla Storia delle donne nella società contemporaea segnalo invece questo utile  link

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