La presa del potere da parte di Luigi XIV, film di Roberto Rosselini

Regia: Roberto Rossellini
Produzione: Italia/Francia, 1966
Interprete principale:
J.M. Patte (Luigi XIV)
Durata: 90’

Recensione di Michele Gottardi

Alla morte di Giulio Mazarino nel 1661, il giovane Luigi XIV decide di non avvalersi più di un primo ministro, per premunirsi contro le possibili fronde dell’aristocrazia, ma di ricorrere solo alla fedele collaborazione di Jean-Baptiste Colbert (1619-83), a capo delle Finanze. È l’inizio dell’accentramento dei poteri del Re Sole, ma sono anche le sequenze introduttive del film-manifesto del “cinema didattico” di Rossellini, terza fase della carriera del regista dopo il neorealismo e i film incentrati sulla compagna Ingrid Bergman.
Rivolto a un pubblico ampio (i film, pensati per la televisione, sono quasi tutti prodotti dalla RAI, mentre questo è della francese ORTF), il cinema didattico, e in particolare la Presa del potere da parte di Luigi XIV, coniugano le dimensioni spettacolari con le ragioni della divulgazione. Celebre il modo scelto per spiegare agli spettatori particolari difficili facendo porre a qualche comprimario domande chiave, le cui risposte spiegano senza appesantire il film (per esempio, davanti alla salma di Mazarino: «Perché il re non rende omaggio al cardinale?» «Perché un re non deve vedere in faccia la morte»; dopo che la regina, appena sveglia, ha battuto le mani: «Chiama i servitori?» «No. Informa la Corte che questa notte il re ha ottemperato ai suoi doveri coniugali»). I processi della storia istituzionale e della quotidianità si fondono in una narrazione concreta, fatta di esempi illuminanti che inquadrano l’operato di Luigi nel contesto dell’epoca, senza trascurare il carattere del personaggio storico, amicizie, abitudini, interessi personali. Famoso l’errore in cui cadde Rossellini che, dopo essersi documentato sul re, lo rappresentò di statura modesta, dimenticando che l’altezza media di un uomo del XVII secolo era più bassa di oggi.