La grande Proletaria si è mossa (Pascoli)

Nel discorso politico La grande Proletaria si è mossa, tenuto a Barga il 26 novembre 1911, Pascoli espose diverse ragioni a sostegno dell’impresa coloniale in Libia, e in particolare il diritto di una nazione «proletaria» quale era l’Italia, costretta a esportare manodopera in altri paesi capitalistici, di procedere, anche con la forza, a conquiste coloniali per assicurare ai suoi figli una seconda patria. Nella visione del poeta, il nazionalismo coesiste con l’ideale socialista di fratellanza: era sua convinzione che la guerra avrebbe avvicinato e a ratellato le diverse classi sociali (nobile e operaio, borghese e contadino), risolvendo le tensioni che serpeggiavano nella società italiana. La concezione nazionalista di Pascoli, inoltre, si lega a un
tema ricorrente nell’immaginario poetico dell’autore: la famiglia come «nido» caldo, chiuso e segreto. Lo scrittore «allarga alle proporzioni della nazione la visione del rapporto sociale come a etto del sangue, voce delle viscere, e difende gelosamente il nido-culla costituito
dalla nazione allo stesso modo che l’uguale cerchio chiuso e segreto della famiglia» (Bàrberi Squarotti, 1966).
Dietro la scelta imperialista del poeta si avverte tuttavia una contraddizione tipica dell’Italia dell’epoca, che, stretta tra mondo contadino e modernizzazione, sfogava le proprie tensioni in miti nazionalistici.
La grande Proletaria1 si è mossa.
Prima ella mandava altrove i suoi lavoratori che in Patria erano troppi e dovevano
lavorare per troppo poco. Li mandava oltre alpi e oltre mare a tagliare
istmi, a forare monti, ad alzar terrapieni, a gettar moli, a scavar carbone, a
scentar2 selve, a dissodare campi, a iniziar culture3, a erigere edifi zi, ad animare
o cine4, a raccoglier sale, a scalpellar pietre; a fare tutto ciò che è più di cile
e faticoso, e tutto ciò che è più umile e perciò più di cile ancora: ad aprire vie
nell’inaccessibile, a costruire città dove era la selva vergine, a piantar pometi5,
agrumeti, vigneti dove era il deserto; e a pulire scarpe al canto6 della strada.
Il mondo li aveva presi a opra7 i lavoratori d’Italia; e più ne aveva bisogno,
meno mostrava di averne, e li pagava poco e li trattava male e li stranomava8.
Diceva:
Carcamanos! Gringos! Cincali! Degos9! […]
Così queste opre tornavano in patria poveri come prima o peggio contenti
di prima, o si perdevano oscuramente nei gorghi delle altre nazionalità10.
Ma la grande Proletaria ha trovato luogo per loro: una vasta regione bagnata
dal nostro mare, verso la quale guardano, come sentinelle avanzate, piccole
isole nostre; verso la quale si protende impaziente la nostra isola grande11.[…]
Là i lavoratori saranno, non l’opre, mal pagate mal pregiate mal nomate12,
degli stranieri, ma, nel senso più alto e forte delle parole, agricoltori sul suo13,
sul terreno della Patria; non dovranno, il nome della Patria, a forza, abiurarlo,
ma apriranno vie, colteranno14 terre, deriveranno acque15, costruiranno case,
faranno porti, sempre vedendo in alto agitato dall’immenso palpito del mare
nostro16 il nostro tricolore. […]
E vi sono le classi e le categorie anche là17: ma la lotta18 non v’è; o è lotta a
chi giunge prima allo stendardo nemico, a chi prima lo a erra, a chi prima
muore. A questo modo là il popolo lotta con la nobiltà e con la borghesia.
Così là muore, in questa lotta, l’artigiano e il campagnolo vicino al conte, al
marchese, al duca.

da Patria e umanità, in Prose, Mondadori, Milano, 1971

NOTE

1. Proletaria: così viene definita l’Italia, in quanto nazione povera rispetto alle altre potenze europee, e patria di proletari costretti a emigrare.
2. scentar: abbattere.
3. iniziar culture: iniziare nuove coltivazioni.
4. o cine: fabbriche.
5. pometi: alberi di mele.
6. canto: angolo.
7. opra: lavoro a giornata.
8. stranomava: a bbiava epiteti oltraggiosi e spregevoli.
9. Carcamanos… Degos: esempi di soprannomi ingiuriosi dati agli italiani nell’America Latina.
10. si perdevano… nazionalità: allusione al fenomeno migratorio e ai suoi e etti sradicanti delle identità nazionali.
11. isola grande: la Sicilia

12. mal pregiate mal nomate: disprezzate e insultate.
13. sul suo: sulla propria terra.
14. colteranno: coltiveranno.
15. deriveranno acque: costruiranno canali per far a uire l’acqua.
16. mare nostro: il Mediterraneo, così chiamato dagli antichi romani e dalla retorica nazionalista moderna.
17. anche là: al fronte.
18. la lotta: la lotta di classe.

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Sguardi sull’emigrazione italiana in America: Italy di Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli Italy, in Primi poemetti (1897-1904),

Tipologia: testo letterario

L’emigrazione è uno dei problemi sociali e umani più sentiti da Giovanni Pascoli (1855-1912); ed è soprattutto dal punto di vista degli emigranti che l’America compare nella sua prosa e nei suoi versi. Ricordiamo l’Inno degli emigranti italiani a Dante del 1911, scritto per l’inaugurazione del monumento a Dante a New York; Pietole, l’ultimo dei Nuovi Poemetti; e Italy, scritto alla fine del 1904 e dedicato «all’Italia raminga», che chiude i Primi poemetti. Continua a leggere